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Mondo ciclismo - di Riccardo Capannelli
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Le grandi salite: il passo Sella

Il passo Sella, nel cuore delle Dolomiti, è una delle salite più famose e frequentate della zona; raramente affrontata da sola, di solito viene inserita all’interno di itinerari che la rendono più insidiosa di quanto non suggeriscano i numeri sulla carta.

Unitamente al passo Pordoi, al Campolongo e al Gardena forma il mitico giro dei Quattro Passi, o Sella Ronda, intorno all’enorme e spettacolare gruppo del Sella, banco di prova irrinunciabile per qualsiasi ciclista che ami sfidare la montagna.

Si tratta di un circuito che propone la bellezza di quasi 1800 metri di dislivello in neppure sessanta chilometri e che, a seconda del ritmo con cui lo si affronta, può diventare molto impegnativo. Non presenta tuttavia pendenze proibitive e quindi può essere intrapreso anche da chi non ha una preparazione eccezionale, a patto però di mantenere un’andatura tranquilla e di fare soste adeguate.

  • LA SALITA

L’ascesa al Sella (2214 m) dalla Val di Fassa misura poco più di undici chilometri, di cui i primi cinque e mezzo, da Canazei fino al bivio che sancisce la divisione dei percorsi, in comune con la strada per il Pordoi.

Il bivio separa nettamente la salita in due parti, con la prima metà caratterizzata da un andamento più regolare e da pendenze più contenute che nel complesso la rendono meno impegnativa rispetto ai chilometri successivi.

  • IL PRIMO TRATTO

La salita inizia con una prima rampa che porta rapidamente al di sopra del centro abitato di Canazei, con una suggestiva visuale della valle sottostante; ma in corrispondenza del primo tornante a sinistra, subito dopo, ci si immette all’interno del bosco.

La strada, ampia e sinuosa, è fiancheggiata dagli alberi e perciò quasi sempre ombreggiata. Le pendenze si mantengono regolari, mai ostiche; e tuttavia nella loro regolarità richiedono pur sempre un impegno continuo, attento, dosato, soprattutto dopo i primi due chilometri, quando diventano più consistenti (intorno al 7-8 %, ma con frequenti tratti di recupero).

È una strada bellissima, anche se talvolta troppo frequentata, e non solo da ciclisti (per i quali costituisce una specie di pellegrinaggio): moto, macchine e soprattutto pullman, vanno e vengono dal passo Pordoi, che quotidianamente viene preso d’assalto dai turisti.

In corrispondenza dei tornanti, piuttosto stretti in certe parti della salita, eventuali incastri di vetture possono costringere a fastidiosi rallentamenti o addirittura al famigerato piede a terra. È bene quindi seguire il consiglio di evitare le ore centrali della giornata.

In prossimità del bivio per il Pordoi la strada presenta un’impennata sensibile, che si prolunga, con pendenze superiori all’8%, abbondantemente per oltre un chilometro dopo aver superato il bivio. Qui, dopo essere transitati davanti alla stele dedicata a Fausto Coppi (strategicamente collocata nel mezzo tra le due mitiche salite), il Sella si annuncia con un paio di tornanti secchi, ravvicinati e piuttosto ripidi. E difatti così è.

Dopo una breve spianata in corrispondenza del rifugio Monti Pallidi (dove è possibile rifornirsi d’acqua da una fontana sulla destra) incomincia la parte difficile. A partire dal settimo chilometro, le pendenze si assestano sull’8% di media, con punte anche più aspre, e la strada sale ripida e dritta sotto enormi pareti di roccia a strapiombo.

Il bosco ora è più rado, con gli alberi più lontani dai margini della strada: intorno s’incominciano a scorgere le grandi masse appuntite delle Dolomiti, in un panorama che da solo vale tutta la fatica dell’ascesa.

Il passo Sella, da questo punto di vista, è forse il più bello dell’anello del Sella Ronda. Fino al decimo chilometro la salita si mantiene dura, con pendenze che oscillano tra l’8 e il 10%, senza concedere grandi opportunità di recupero; solo i tornanti consentono di rifiatare appena.

  • LA FATICA FINALE

Con gli ultimi chilometri la montagna si scopre e i tornanti si fanno sempre più ravvicinati: è il segno che la salita sta per terminare.

La parte finale è spettacolare: gli ultimi tornanti, che pure incattiviscono con brusche impennate, si spalancano su uno scenario impressionante, completamente aperto, in cui l’orizzonte è dominato in ogni direzione dalle creste rocciose delle montagne.

Un’ultima svolta velenosa porta in vista dei rifugi e all’improvviso le pendenze tornano a farsi clementi, tanto che i pochi metri che precedono lo scollinamento regalano un’andatura spedita.

Piacevolissima la sosta al passo, assolato e con numerosi angoli riparati, nonostante il solito, eccessivo, traffico di vetture. La discesa dall’altro versante è molto bella e veloce, anche se il fondo stradale presenta qualche tratto rovinato. Si arriva a Plan de Gralba costeggiando quasi sempre il gruppo del Sella, sotto giganteschi strapiombi rocciosi; una strada assolutamente spettacolare.

A Plan de Gralba la divisione del percorso: a sinistra si continua a scendere per Selva di Valgardena, mentre prendendo a destra si risale verso il passo Gardena.

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