Giro d’Italia: polemiche sul percorso della quinta tappa. I commenti dei protagonisti Giudizi severi dei ciclisti sul percorso della quinta tappa del Giro d’Italia giunta ad Orvieto. I commenti si sono concentrati sui tratti sterrati/strade bianche che hanno condizionato la gara.
Il giudizio più duro arriva da Danilo di Luca: “Credevo fosse un Giro su strada, non sullo sterrato. Non sono venuto qui per fare il ciclocross o la mountain bike. In queste condizioni non è ciclismo su strada”. «Sono arrivato al traguardo senza sella e acciaccato» prosegue Di Luca - «Se fosse stata una tappa sull'asfalto sì che sarebbe stata adatta a me». Lo sterrato alimenta lo show, ma non piace troppo ai corridori.

«Era più pericoloso oggi di un anno fa nella tappa sullo sterrato di Montalcino - ammette Alessandro Petacchi - Allora c'era il fango e si andava più piano. Oggi invece c'erano tantissimi rischi. Io ho fatto una gara tranquilla, ma anche così ho rischiatodi cadere quattro o cinque volte. Non oso pensare se fosse stato davanti anche io». Qual era il problema principale? «Che le discese erano troppo ripide - spiega ancora Petacchi -, in queste condizioni è normale farsi male. Con la ghiaia quando sbagli non puoi correggerti e non puoi cambiare bici. In tanti avevano ruote con profilo alto, ma li ho trovati lo stesso nei fossi.
A tutto c'è un limite». «Ho cercato di non prendere rischi eccessivi - racconta Vincenzo Nibali - rimanendo sempre nelle prime posizioni». Il messinese ha cercato l'allungo in discesa, ma è stato più prudente del solito.
Anche Michele Scarponi ha lottato tra i primi e ha tentato di attaccare sulla salita di Orvieto. «Non la conoscevo bene - dice - Sono partito alla fine del pezzo più duro, ma mancava troppo poco». Per esaltarsi lui ha bisogno di salite più lunghe.
Perfino Pieter Weening, il vincitotore della tappa, si lamenta del percorso. «Quando ho visto la tabella della tappa ho pensato 'sarà dura, è pericoloso, bisogna fare attenzionè. Su strade come queste la migliore difesa è l'attaccio, correre sempre davanti, altrimenti con la polvere negli occhi non si vede niente». 12 / 05 / 2011
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